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20 dicembre 2011

Importanza di un adeguato programma di prevenzione delle cadute nella popolazione più anziana

Le cadute sono un problema frequentissimo e spesso devastante nella popolazione anziana, provocando una quantità enorme di morbilità, mortalità e conseguente necessità di assistenza sociosanitaria tra cui ricoveri in strutture protette. La maggior parte di queste cadute sono associate con uno o più fattori di rischio identificabili (ad esempio, la debolezza muscolare, un andatura instabile, decadimento psichico ed effetti collaterali di alcuni farmaci), e la ricerca scientifica ha dimostrato che l'attenzione a questi fattori di rischio può ridurre significativamente il rischio di cadere.

Hanno attualmente notevole evidenza scientifica gli studi che hanno dimostrato l'efficacia e la convenienza di quei programmi di prevenzione delle cadute che danno grande rilevanza oltre alla valutazione del rischio di caduta, anche all'attuazione di interventi mirati come i programmi di specifico esercizio fisico e la messa in sicurezza ambientale. Queste scoperte sono state confortate da un'attenta meta-analisi di un gran numero di studi clinici controllati e da consensus di esperti che hanno sviluppato linee guida basate sull'evidenza per la prevenzione delle cadute e della gestione del rischio, vedasi l'articolo "Older people's participation in and engagement with falls prevention interventions in community settings: an augment to the cochrane systematic review",  Age Ageing (2012) 41(1): 16-23.

In Italia non sono molte le iniziative in questo senso per cui la edi-ermes di Milano, attraverso la sua EDI-Academy ha promosso per il 2012 corsi specifici accreditati ECM per personale sanitario interessato, dei quali la prima edizione si terrà a marzo, tenuta dal Dr. Stefano Guidotti, medico ortopedico e fisiatra e dalla fisioterapista Paola Branchi.

 Per consultare il programma clicca su   CORSO SULLA PREVENZIONE DELLE CADUTE NELL' ANZIANO

 

5 dicembre 2011

Importante  contributo dell'omeopatia nella risoluzione dei problemi causati dai più frequenti traumi nello sport

L'omeopatia rappresenta quella più utilizzata, tra le medicine complementari o non convenzionali, nell' ambito della medicina sportiva ed in particolare nella piccola traumatologia e nel sovraccarico funzionale. I benefici derivano dalla sua natura "soft" che mette a riparo da effetti collaterali, interferenze con altri trattamenti e dai controlli antidoping, pur assicurando spesso ottimi risultati a fronte di costi molto contenuti.

Molti sono i rimedi che possono tornare utili a bordo campo e nei giorni seguenti all'infortunio, assieme a tutti gli altri presidi normalmente utilizzati dal taping alla riabilitazione funzionale, all'opportuna preparazione atletica.

In primis l' Arnica montana per il suo effetto antinfiammatorio, analgesico, vasoprotettore e poi Rhus Toxicodendron suo perfetto associato nei casi di marcato affaticamento muscolare, nella rigidità articolare, nella sensazione di debolezza agli arti.

Nei traumi e sovraccarico che interessano tendini e ligamenti, borse e periostio risulta indicata la Ruta Graveolens che trova applicazione anche nelle patologie del rachide che peggiorano col riposo e migliorano col movimento.

Apis e Bryonia sono utili nelle grandi infiammazioni articolari, in presenza di versamento e dolore.

Magnesia Phosphorica e Belladonna giocano un ruolo fondamentale negli stiramenti e strappi muscolari, così come negli spasmi, contratture e crampi muscolari.

Purtroppo l'utilizzo pratico dell'approccio omeopatico in medicina sportiva è demandato ancora oggi alla specifica formazione culturale del singolo professionista ed alle sue scelte individuali e non esistono studi scientifici o linee guida che dimostrino la sua superiore efficacia rispetto agli altri trattamenti solitamente praticati. 

 

7 novembre 2011

Sempre più frequenti le segnalazioni di dolore muscolare conseguente all'uso delle statine

Numerosi studi clinici hanno chiaramente dimostrato che l’uso di statine è associato a notevoli benefici in prevenzione primaria e secondaria cardiovascolare, in soggetti ad elevato rischio, tant'è che in Italia, la terapia ipolipemizzante con statine è soggetta a rimborso da parte del Sistema Sanitario Nazionale nelle condizioni cliniche previste dalla nota 13 dell'AIFA:

  • dislipidemia familiare
  • in prevenzione primaria, nei soggetti a rischio elevato di un primo evento cardiovascolare maggiore
  • in prevenzione secondaria nei soggetti con coronaropatia documentata, pregresso ictus, arteriopatia obliterante periferica o pregresso infarto o diabete, nei casi in cui l’ipercolesterolemia non può essere corretta dalla sola dieta.

Le statine sono farmaci di cui conosciamo solo una parte dei meccanismi di azione. Sono state introdotte per la loro azione di inibizione dell'enzima che produce il colesterolo. Accanto a questa azione ne affiancano un’altra: bloccano anche una serie di enzimi che mantengono la funzione metabolica del muscolo striato scheletrico. Quindi se la statina ha una concentrazione relativamente elevata nell'organismo soggetto, da una parte blocca la produzione del colesterolo e dall'altra può bloccare anche l'attività del muscolo. In questi casi il muscolo subisce un danno che se protratto fa aumentare gli enzimi capaci di determinare  la morte asfittica della cellula muscolare (il muscolo non è più in grado di utilizzare l'ossigeno e muore). Tuttavia solo in poche persone, particolarmente sensibili, il dosaggio usato per bloccare la produzione di colesterolo è nocivo a livello del muscolo. Quando i miociti (le cellule muscolari) muoiono, liberano una sostanza, la mioglobina, altamente tossica a livello renale. Per questo motivo si va incontro a un'insufficienza renale acuta che può richiedere la dialisi nei casi più gravi.

I disturbi più frequenti sono debolezza agli arti inferiori e dolore o crampi ai polpacci a cui si può associare l'aumento della CK (creatinchinasi) nel sangue. Il rischio di questi effetti collaterali è più alto negli ultraottantenni, nelle donne, in presenza di bassa massa corporea, coesistenza di patologie metaboliche, etilismo o assunzione di altri farmaci.

D'altra parte qualche problema simile è stato riscontrato anche con l'utilizzo del riso rosso fermentato, proposto come rimedio naturale per il controllo dell’ipercolesterolemia. Si tratta di riso comune (Oryza sativa) fermentato con Monascus purpureus, un micete in grado di produrre tra le altre cose una sostanza nota come monacolina K, chimicamente indistinguibile dalla lovastatina, una delle molecole di sintesi utilizzate farmacologicamente per abbassare il colesterolo.

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5 ottobre 2011

Denunciata durante il congresso della SIOT di Rimini la gravissima carenza di medici specialisti in ortopedia

E' ormai ricorrente sulla stampa la notizia della difficoltà in diversi ospedali, in ogni parte d'Italia, di mantenere efficienti ed operativi i reparti di Ortopedia per la progressiva riduzione del numero di medici ortopedici.  Ecco alcuni esempi recenti.

Dalla Gazzetta del Sud : Reparto di ortopedia "in affanno" a causa della carenza di personale. Il sindacalista: a rischio uno dei servizi migliori di tutta la regione. Soverato.

È caos totale nel reparto di Ortopedia dell'ospedale cittadino a causa della carenza di personale medico e infermieristico.
Ieri, è stata, come spesso accade, una giornata campale per tutto il personale che ha dovuto fare i conti con parecchie urgenze che di ora in ora sopraggiungevano in reparto. Incidenti stradali e politraumi accidentali assorbono gran parte della giornata, per cui è impossibile programmare una lista operatoria destinata agli interventi cosiddetti di routine. 

Dal Messaggero: Da ieri sono sospesi i ricoveri al reparto di Ortopedia dell'Ospedale di Cassino per mancanza di medici.

Da IL Tirreno - Edizione di Pistoia: Ortopedia del Ceppo al collasso. La denuncia è della Funzione pubblica della Cisl, lo stesso sindacato che pochi giorni fa ha inviato al presidente della Regione Enrico Rossi una petizione con quasi 2300 firme contro i tagli prospettati dalla Asl 3 alla sanità pubblica pistoiese. «È al collasso - affermano - come del resto quella di Pescia, mentre ad alto rischio è quella dell'ospedale Pacini di San Marcello. La causa di tutto questo è la mancanza di ortopedici, che a seguito di pensionamenti e trasferimenti non sono stati sostituiti. All'ospedale di Pistoia ci sono 760 pazienti in lista di attesa e a quello di San Marcello 140.

Da Il Tirreno - Edizione Elba Piombino : Portoferraio, Asl: chiude Ortopedia, piovono i fischi. Oltre duecento cittadini armati di cartelli e fischietti nel cortile della palazzina che ospita gli uffici amministrativi dell’Asl. E un’unica richiesta: restituiteci ortopedia. Organizzata in appena due giorni dal Comitato Elba Sanità, non appena saputa la notizia della trasformazione del reparto di ortopedia in ambulatorio, la manifestazione per la difesa del diritto alla salute è stata un successo.

La conferma della oggettiva difficoltà nell'assicurare adeguate prestazioni ortopediche e traumatologiche negli ospedali italiani è scaturita dai lavori del Congresso annuale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia che si è tenuto a Rimini in questi giorni. Ma è anche emerso che il problema andrà ad acuirsi nel prossimo futuro perchè a fronte dei fisiologici pensionamenti si registra una scarsa propensione dei giovani medici ad intraprendere la formazione specialistica in Ortopedia. Da alcuni anni i relativamente pochi posti di specializzazione messi a disposizione dalle università non vengono neppure ricoperti, ciò significa che anche nei prossimi anni usciranno dalle scuole di specializzazione molti meno ortopedici di quanti ne occorrerebbero per far fronte al normale turnover. 

Gli esperti hanno indagato a fondo per capire la motivazione di tanta riluttanza, non certo per mera curiosità, ma il fenomeno, in un momento di crisi globale come stiamo vivendo, ha dell’incredibile.

La motivazione l’hanno trovata nelle denunce, quasi quotidiane, che gli ortopedici ricevono. Sono 1800 ogni anno le denunce effettuate per presunti errori medici.  Attualmente pendenti 2mila su 7mila specialisti italiani. Statisticamente su 20 anni di carriera, 4 medici su 10, saranno citati in giudizio. Passeranno così 1/5 del loro tempo a difendersi invece che a lavorare, non quantificabile il tempo perso nel logorarsi psicologicamente, con livelli di stress all’ennesima potenza. Poco importa se nell’80% dei casi la causa viene vinta, nessuno li ripagherà di tutto quello che hanno subito, sia a livello professionale che psicologico, almenochè non facciano loro un’altra causa per chiedere i danni. Tutto ciò rischia di ricadere però sui cittadini che dovranno trovare altrove le soluzioni ai loro problemi.

 

10 settembre 2011

Efficacia del Tai Chi nel ridurre il dolore e migliorare la funzionalità nella artrosi del ginocchio.

Kang JW e collaboratori hanno pubblicato uno studio che ha inteso riassumere e valutare criticamente le prove di efficacia degli RCT (studi clinici randomizzati e controllati) che indagassero l’efficacia del tai chi nel trattamento di pazienti affetti da osteoartrosi. A tal fine hanno analizzato undici database dalla loro istituzione al luglio 2010. Sono stati presi in considerazione RCT che testassero il tai chi in pazienti umani affetti da osteoartrosi di qualunque localizzazione, versus qualunque tipo di controllo, valutandone l’efficacia per mezzo di qualunque misurazione dei risultati. La selezione degli studi, l’estrazione e la validazione dei dati sono state effettuate indipendentemente da due revisori. Il rischio di errori (bias) è stato valutato utilizzando i severi criteri Cochrane. Nove studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione, ma la maggior parte di essi aveva notevoli carenze metodologiche. 

La meta-analisi ha suggerito che il tai ji ha effetti favorevoli sul dolore (n = 256; differenza media standard (SMD), -0,79, 95% CI -1,19 a -0,39, p = 0,0001; I (2) = 55% ), funzione fisica (n = 256; SMD -0,86; 95% CI -1,20 a -0,52, p <0,00001; I (2) = 38%) e la rigidità articolare (n = 256; SMD -0,53; 95% CI -0,99 a -0,08, p = 0,02; I (2) = 67%).

I ricercatori concludono che i risultati della revisione sono incoraggianti e suggeriscono che il tai ji sia efficace nel controllo del dolore e per migliorare le funzioni articolari in pazienti affetti da gonartrosi. Tuttavia, le prove di efficacia del tai chi in pazienti affetti da osteoartrosi sono ancora limitate a causa del piccolo numero di RCT con basso rischio di bias.

Kang JW, Lee MS, Posadzki P, Ernst E. T'ai chi for the treatment of osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis.  BMJ Open. 2011 Jan 1;1(1)
 

15 luglio 2011

Tendinopatia rotulea ed allenamento eccentrico

Il tendine rotuleo rappresenta un importante elemento di criticità sia nell'attività sportiva amatoriale che professionale. Molti sono infatti gli sport che mettono questa struttura a dura prova, primo fra tutti il calcio, per il frequente numero di cambi di direzione, arresti bruschi, contrasti o salti.

Nell'allenamento dell'atleta questo problema deve essere tenuto ben presente onde evitare frequenti danni acuti ma soprattutto cronici, con grave compromissione delle sue prestazioni e spesso della sua carriera. Non sono lontani i ricordi di un uso sfrenato di cortisonici locali con grave compromissione della struttura tendinea e tragiche rotture in campo.

Oggi il ricorso a tecniche di allenamento più idonee ha permesso un maggiore adattamento del tendine rotuleo alle richieste di prestazioni massimali o submassimali come frequentemente avviene sul campo di gioco.

Tra queste sicuramente un ruolo determinante è svolto dal lavoro di potenziamento eccentrico che ha notevoli effetti positivi sulla struttura tendinea, quali il rimodellamento della matrice extracellulare e la riduzione della possibile formazione di metaplasia fibroso-cicatriziale in occasione di microlesioni. Queste qualità dell'esercizio eccentrico, che si basa sulla sua contrazione in concomitanza del suo allungamento, sono da tempo utilizzate e ben conosciute in riabilitazione ed ora hanno fatto giustamente ingresso a pieno titolo nel programma di allenamento degli atleti.  ( approfondisci l'argomento esercizio eccentrico )

 

7 giugno 2011

Confermata l'efficacia della terapia con onde d'urto ( ESWT) nella tendinopatia della cuffia dei rotatori nella spalla

Un recente studio di Angela Notarnicola e coll. dell'Università di Bari, pubblicato sul n 3 del vol 37 della rivista Ultrasound in medicine and biology, del marzo scorso, ha esaminato l'efficacia del trattamento con terapia ad onde d'urto in 30 soggetti, tra i 45 e i 75 anni,  affetti da sofferenza tendinea della cuffia dei rotatori tra i 6 e i 18 mesi.

Tutti i pazienti erano stati trattati con tre sedute di terapia con onde d'urto senza necessità di praticare alcuna anestesia.

A due e sei mesi dal trattamento oltre il 65 % dei pazienti dimostrava un miglioramento clinico. Inoltre con la tecnica dell' ossimetria fu riscontrata una riduzione della saturazione tissutale di ossigeno che stava ad indicare che questa terapia era in grado di regolare il processo infiammatorio e riportare il tendine alle condizioni fisiologiche precedenti.

Questo effetto non era stato fin ora osservato e potrebbe dar ragione dei diversi e talvolta sorprendenti risultati clinici ottenuti con la terapia con onde d'urto anche oltre le ben note indicazioni terapeutiche in presenza di calcificazioni.  Lo studio suggerisce anche la necessità di approfondire questo meccanismo d'azione con ulteriori ricerche condotte con speciali apparecchiature doppler che valutino la funzione endoteliale a livello microcircolatorio.

Dovrebbe essere chiarito anche il diverso effetto esercitato dalle onde d'urto su modelli sperimentali in vitro, in cui determinerebbero un effetto stimolante la neoangiogenesi, e quelli in vivo, in cui si dimostrerebbe un effetto contrario di modulazione o riduzione della perfusione locale conseguente allo stato infiammatorio.

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13 maggio 2011

Nuova direttiva della Comunità Europea sulla Fitoterapia

Dal primo maggio 2011 è entrata in vigore una nuova direttiva europea volta alla regolamentazione delle erbe medicinali. In particolare, secondo la Direttiva 2004/24/CE, entro sette anni i prodotti vegetali classificati come "medicinali vegetali tradizionali" (Herbal Medicinal Drug) si sarebbero dovuti adeguare ad uno specifico iter registrativo semplificato per essere immessi sul mercato. Si tratta infatti di prodotti il cui uso tradizionale sia stato consolidato da almeno 30 anni, di cui 15 nella Comunità Europea. Il ricorso a prodotti di origine naturale è sempre più frequente, nel nostro Paese e nel resto del mondo. La forte e rapida espansione di questo settore di mercato e la molteplice e svariata tipologia delle formulazioni hanno reso difficile la loro regolamentazione legislativa, portando all’immissione in commercio di molti preparati a base di estratti vegetali, spesso importati dai Paesi extraeuropei e composti da droghe vegetali non usate tradizionalmente in Europa. Preparati che, per la loro supposta azione di tipo «salutistico» e non terapeutico, vengono venduti senza chiare finalità d’uso e senza specifiche precauzioni d’impiego.

In base alla normativa del 2004, entrata recentemente in vigore, d'ora in poi dovranno essere svolte precise prove chimico-fisiche per poter accertare l’efficacia, sicurezza e qualità di questi prodotti. Le caratteristiche che le erbe medicinali dovranno avere per essere prodotte, commercializzate e consumate saranno dunque diverse rispetto al passato, con il rischio però che i rimedi più tradizionali come quelli cinesi, tibetani o ayurvedici possano diventare difficili da reperire.

L’acquisto da parte dei singoli individui generalmente avviene secondo l’erronea convinzione che i prodotti a base di piante, in quanto di “derivazione naturale”, non possono nuocere alla salute. Un assunto completamente sbagliato, poiché invece questi prodotti sono generalmente dotati di attività farmacologica che, da un lato, non necessariamente si traduce in efficacia clinica e, dall’altro, possono essere responsabili della comparsa di reazioni avverse. Solo in Italia, nell’arco di cinque anni, sono pervenute al Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) diverse centinaia di segnalazioni di reazioni avverse da prodotti “naturali”. Alcune reazioni avverse hanno richiesto l’ospedalizzazione e un’elevata percentuale delle reazioni segnalate è direttamente imputabile all’uso di questi prodotti. Numerosi sono stati i casi di epatopatie, alcuni i casi di crisi asmatiche, reazioni allergiche e problemi gastrointestinali (dolori addominali, diarrea ecc). Alcune delle reazioni avverse segnalate si sono verificate anche in seguito all’assunzione di prodotti registrati come “omeopatici”.

Negli ultimi anni il rischio è aggravato dall'abitudine sempre più diffusa di acquistare prodotti tramite internet. Il web, infatti, è diventato un canale di vendita altamente competitivo in termini di facile accesso e convenienza economica. L’acquisto di prodotti per la salute (siano essi farmaci o prodotti di derivazione naturale) su internet non fornisce però alcuna garanzia per quanto riguarda l’efficacia e i controlli di qualità relativi al prodotto acquistato: per ulteriori informazioni, si può consultare anche il sito dell’agenzia britannica Medicines and Healthcare products Regulatory Agency.

 

30 aprile 2011

Evento formativo aziendale per gli Specialisti Ambulatoriali della ASL 10 Firenze: "Dal conflitto al confronto"

Si svolgerà a Firenze nei mesi di maggio e giugno prossimi il Corso Aziendale obbligatorio rivolto agli Specialisti Ambulatoriali Interni operati nelle strutture ambulatoriali della ASL 10 "DAL CONFLITTO AL CONFRONTO :  COMUNICARE, ASSERIRE, ASCOLTARE" della durata di 24 ore e tenuto dai docenti Luana Lari e Maurizio Lasagni.

La sede è il centro di formazione aziendale Il Fuligno nel centro storico di Firenze.

L'evento formativo è scaturito dai bisogni formativi percepiti espressi dalla categoria in occasione di un precedente corso. Era stato poi progettato e realizzato nel 2010 con gli stessi docenti un "corso pilota" destinato a 20 professionisti che avevano   manifestato nel questionario il massimo interesse per l'argomento.

Considerato l'alto gradimento ed il successo riscontrato dai partecipanti è stato deciso, in accordo con gli Animatori di formazione della categoria e il Direttore della Formazione Dr.ssa Giulietta Torretta, di inserire il corso nel programma annuale 2011 per il personale convenzionato destinandolo a tutti gli specialisti. Il corso che prevede lezioni frontali, esercitazioni attive, discussioni, lavoro di gruppo, brainstorming e role playing è accreditato ECM ed ha ricevuto 29 crediti.

 

22 aprile 2011

Evento formativo: gli Specialisti Ambulatoriali nello sviluppo della Rete delle Medicine Complementari della Regione Toscana

Continua la programmazione della Formazione dedicata dalla Regione Toscana agli Specialisti Ambulatoriali delle diverse discipline operanti nelle strutture pubbliche territoriali nell'ambito delle Medicine Complementari. Dal 2006 la Regione Toscana, in assenza di una normativa nazionale, ha inserito nella specialistica ambulatoriale anche i rapporti convenzionali intrattenuti dai medici specialisti "competenti" nelle medicine complementari. Si svolgeranno pertanto ad Arezzo nel maggio e giugno prossimi due edizioni di 16 ore ciascuna del Corso "L’integrazione degli Specialisti Ambulatoriali nello sviluppo della rete delle Medicine Complementari (M.C.) della Regione Toscana finanziato dalla Regione Toscana ed organizzato dalla Formazione della ASL 8 di Arezzo diretta dalla Dr.ssa Yvonne Pastorini e dal coordinatore regionale degli A.d.F. degli Specialisti Dr. Stefano Guidotti.

L'evento rientra nel piano di formazione regionale 2011 per i medici specialisti delle diverse branche operanti nelle strutture pubbliche ed è destinato ai circa 280 operatori sanitari dell' Area Vasta Sud-Ovest (Aziende sanitarie di Arezzo, Siena e Grosseto) e fa seguito all'analogo progetto già realizzato nel 2010 nell'area vasto centro. Per il resoconto di questa esperienza consulta il link Formazione Specialisti Ambulatoriali nell'ambito delle MC nell'area vasto centro

Il corso, della durata complessiva di 16 ore , è diviso in quattro moduli di 4 ore, ognuno dei quali è dedicato ad una disciplina: agopuntura, omeopatia, fitoterapia e terapia manuale e prevede oltre a lezioni frontali anche prove pratiche in gruppo. Il programma dettagliato è consultabile al link Programma definitivo Arezzo

I docenti provengono tutti dalle strutture sanitarie regionali toscane: Dr.ssa Sonia Baccetti, Direttore  del Centro di riferimento regionale per la Medicina Tradizionale Cinese  "Fior di Prugna" di Firenze e Responsabile della Rete Toscana di Medicina Integrata, Dr. Elio Rossi responsabile struttura regionale di riferimento per l'omeopatia, Azienda USL 2 di Lucca, Dr. Fabio Firenzuoli responsabile struttura regionale di riferimento per la fitoterapia - Centro di Medicina Naturale, Azienda USL 11 di Empoli e il Dr. Pietro Pasquetti Direttore dell'Agenzia Recupero e Riabilitazione - C.T.O.- Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi- Firenze. Considerata la presenza in area vasta sud ovest della importante realtà dell'Ospedale di medicina integrata di Pitigliano, che si ispira anche alle metodologie del Royal Homeopathic Hospital di Londra, è previsto anche il contributo della Dr.ssa Simonetta Bernardini coordinatrice del progetto e presidente della SIOMI ( Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata) .  

 

2 aprile 2011

Apprensione per il passaggio della nube tossica nucleare di Fukushima sull'Italia

E' transitata sull'Italia in questi giorni, secondo i calcoli degli esperti, la nube tossica proveniente dalle centrali nucleari giapponesi, colpite recentemente dal terremoto e dallo tsunami. Scontati la preoccupazione e l'apprensione delle persone, specialmente di quelle maggiormente sensibilizzate sui possibili effetti negativi delle radiazioni sull'organismo. Da parte degli esperti invece si continua a raccomandare di non utilizzare farmaci come antidoti perchè il rischio sembrerebbe bassissimo e praticamente trascurabile anche per le categorie potenzialmente più esposte come bambini e donne in gravidanza.

Dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli : "In Italia non esiste un pericolo di esposizione a radiazioni, e l’assunzione di farmaci al di fuori dell’indicazione del medico è da considerarsi irrazionale e pericolosa". "Questa corsa ai medicinali in funzione di profilassi contro le radiazioni non si è registrata soltanto in Italia" prosegue Mandelli. "In Francia la Farmacia centrale delle Forze armate ha ricevuto centinaia di richieste per preparati a base di iodio, ma anche lì le autorità sanitarie preposte alla radioprotezione hanno ribadito ieri che questi medicinali, nella situazione europea, sono inutili e caso mai dannosi anche per chi fosse di ritorno dal Giappone".

"Come farmacisti, inoltre, mettiamo in guardia i cittadini dal cercare di procurarsi questi o altri farmaci attraverso l’e-commerce, come accadde per gli antivirali ai tempi della pandemia influenzale. Non solo si rischia di essere truffati, o di pagare cifre molto superiori al valore di mercato del farmaco, ma ci si espone al rischio del contatto con farmaci contraffatti. Alla luce della situazione attuale è bene mantenere la calma e, come sempre, rivolgersi al medico e al farmacista prima di assumere qualsiasi medicinale".

Tra i possibili isotopi radioattivi quello che preoccupa maggiormente è il cesio 137 che ha un emivita di circa 30 anni, rispetto allo iodio 131 che ha invece un tempo di 8-10 giorni. Il tempo di emivita è il tempo occorrente perchè la metà degli atomi di un campione puro dell'isotopo decadano in un altro elemento perdendo la loro tossicità. Ciò significa che eventuali particelle di cesio 137 che fossero entrate nell'organismo attraverso alimenti o il respiro vi rimarrebbero per 30 anni continuando ad emettere radiazioni.  La pericolosità del cesio dipende ovviamente dalla quantità assorbita e piccole tracce non devono allarmare. Questa sostanza si concentra solitamente soprattutto nei tessuti molli, in particolare il midollo osseo, nelle gonadi, nel cuore, nella muscolatura. Questo vale ovviamente anche per gli animali che ne fossero stati contaminati. In questo senso, al momento gli animali più esposti potrebbero essere i pesci dell'Oceano Pacifico. 

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21 marzo 2011

Difficilmente reperibile a livello internazionale lo ioduro di potassio per la prevenzione del tumore della tiroide indotto dalle radiazioni nucleari

I recenti gravi fatti che hanno colpito il Giappone ed in particolare i guasti realizzatisi nelle centrali nucleari di Fukushima colpite dal terremoto prima e dal maremoto dopo, hanno portato i cittadini giapponesi superstiti, ma non solo, a fare incetta di ioduro di potassio che risulta attualmente il rimedio più affidabile per prevenire la comparsa di cancro alla tiroide a seguito della contaminazione da iodio radioattivo. A dirlo sono gli stessi produttori che, inondati di richieste dal Giappone e da altri paesi potenzialmente esposti alla nube tossica come la California, sono a corto di farmaco. In caso di reale necessità si potrebbe accedere alle riserve strategiche come quelle custodite dal  Strategic National Stockpile americano che è praticamente un deposito nazionale di vaccini, antibiotici, altri farmaci e dispositivi medici da utilizzare in caso di disastri naturali, pandemie o attacchi di bioterrorismo.

L'esposizione dell'uomo può derivare dall'inalazione di particelle di iodio, o dall'ingestione di vegetali, di prodotti caseari o di carne contaminati. Lo iodio radioattivo si concentra nella tiroide e causa il carcinoma tiroideo con una probabilità di rischio maggiore nei bambini, negli adolescenti e nelle donne gravide. L'assunzione del potassio ioduro, assunto una volta al giorno, protegge la tiroide attraverso un meccanismo di competizione con lo iodio radioattivo. La prevenzione dovrebbe iniziare almeno 12 ore prima della contaminazione, assicurando così una protezione ottimale, mentre risulta di gran lunga meno efficace se intrapresa anche solo poche ore dopo l'esposizione alle radiazioni. Oltre che per difendersi dalle radiazioni, però, il farmaco è impiegato anche nel trattamento delle patologie polmonari come mucolitico e per migliorare la respirazione; inoltre, viene utilizzato per ridurre le dimensioni della tiroide prima dell’asportazione chirurgica, necessaria nel caso di alcuni tumori e malattie autoimmuni che provocano una sovraproduzione di ormoni tiroidei.
 

In Italia intanto il Ministero della Salute ha trasmesso, anche a voce dello stesso ministro Fazio, messaggi tranquillizzanti in merito alla assoluta inesistenza di un rischio significativo per la popolazione italiana, assicurando comunque una rete di ospedali appositamente attrezzati in tutto il paese per l'accoglienza di persone provenienti da zone a rischio. Sono stati altresì attivati controlli severi sugli alimenti importati dal Giappone dopo il verificarsi del sisma.

 

4 marzo 2011

Il dolore muscolare e tendineo a livello del bacino rappresenta un vero e proprio "rompicapo" per l'ortopedico e il medico sportivo.......

Quando compare più o meno improvvisamente un dolore muscolare localizzato all'inguine o all'interno della coscia o posteriormente in regione glutea, magari in uno sportivo professionista o "del fine settimana" è sempre un problema arduo risalire esattamente alla struttura interessata ed intraprendere la strada più corretta per ritornare alla piena efficienza.

Il bacino e l'anca sono infatti caratterizzati da un fitto intreccio di strutture muscolari e tendinee, oltre a borse e guaine,  che su piani diversi permettono i movimenti dello stesso bacino, degli arti e del tronco; cosa dire poi dei muscoli prevalentemente posturali o stabilizzatori che ci consentono di svolgere le normali attività quotidiane occupazionali o della vita di relazione!

Sindrome retto-adduttoria, pubalgia, ischialgia, sindrome del piriforme, sindrome dello psoas ecc. ecc. sono tutti termini che ricorrono frequentemente nelle ipotesi diagnostiche prese in considerazione di fronte ad un dolore muscolare o tendineo localizzato al bacino e che aumenta con l'attività fisica intensa. Oltre all'esame clinico, che rimane l'elemento fondamentale per orientare la diagnosi, possono risultare utili l'esame ecografico e nei casi più difficili la risonanza magnetica nucleare.

La terapia si basa sul riposo sportivo, sulla correzione del gesto atletico, la riduzione del dolore e dell'infiammazione, il ripristino della flessibilità e dell'allungamento muscolo-tendineo. Successivamente si recupererà il tono e la forza muscolare indispensabili alla corretta ripresa dell'attività sportiva. Spesso utile il trattamento con onde d'urto nelle forme prevalentemente tendinee inserzionali.

Per approfondire l'argomento leggi l'articolo.

 

7 febbraio 2011

I bifosfonati utilizzati per la terapia dell'osteoporosi riducono del 50% il rischio di cancro colorettale

Dopo l'articolo pubblicato da Peter Rothwell e collaboratori della Università di Oxford sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet  che ha dimostrato l'efficacia dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio (75 - 100 mg) nel ridurre di un quarto il rischio del cancro del colon prossimale edancor più quello di morire per questa malattia, una notizia simile ma con effetti ancora più incisi arriva da uno studio epidemiologico condotto in Israele da Gad Renne su 933 donne diagnosticate di recente per cancro colorettale, arruolate dal 1998 al 2004 e confrontate con un gruppo di controllo di pari numero. Lo studio ha identificato diversi fattori e farmaci che mostrano una associazione significativa con la riduzione del rischio di sviluppare il cancro al colon-retto.

Qualsiasi uso di bifosfonati era associato a una riduzione del 33% del rischio di cancro colorettale, la riduzione del rischio era del 50% per il trattamento di durata superiore a 1 anno, del 49% per più di due anni e del 61% per più di 3 anni.

Naturalmente rimangono ignoti i meccanismi di azione che porterebbero a questo positivo "effetto indesiderato" e saranno necessari ulteriori studi di chemio prevenzione per approfondire l'argomento. (fonte:  Rennert G et al. "Association of bisphosphonate use and risk of colorectal cancer" ASCO GI 2011; Abstract 371. )

 

27 gennaio 2011

Giorno della Memoria

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano: In ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. L' Italia ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:

"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."

Un ammasso di protesi ortopediche custodite nel museo di Auschwitz (foto di S.Guidotti)

 

3 gennaio 2011

Confermata da un importante studio neozelandese l'efficacia dell' ippoterapia nel migliorare l'equilibrio in persone affette da sclerosi multipla

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune cronica e spesso invalidante caratterizzata dalla progressiva demineralizzazione a carico del sistema nervoso centrale. Il sistema immunitario danneggia la guaina che protegge le fibre nervose del cervello e del midollo spinale.  Questo può portare ad una riduzione della forza, della sensibilità, della coordinazione e dell'equilibrio. I disturbi sull'equilibrio sono legati alla compromissione di diversi processi neurologici dando luogo a differenti quadri clinici difficili da trattare. In tutto il mondo sono circa 2,5 milioni le persone colpite da questa malattia, di cui  oltre 500 mila nella Unione Europea e 60 mila in Italia. Si manifesta fra i 20 e i 50 anni e colpisce le donne con una frequenza doppia rispetto agli uomini.

Importanti novità si stanno affacciando sul fronte della terapia farmacologica, infatti è in corso di approvazione a livello europeo del primo farmaco per uso orale nato specificamente per il trattamento della sclerosi multipla. Si tratta del fingolimod, prodotto da Novartis, indicato nelle forme recidivanti-remittenti, che non rispondono ai trattamenti fin ora disponibili. Questa sostanza sarebbe il capostipite di una nuova classe di farmaci, i modulatori del recettore della sfingosina-1 fosfato, che  permetterebbero di ridurre l'attacco del sistema immunitario al SNC, sequestrando alcuni globuli bianchi, i linfociti, nei linfonodi. Ciò impedisce ai globuli bianchi di raggiungere il SNC, dove potrebbero attaccare le guaine che proteggono le fibre nervose, riducendo così il danno infiammatorio. Il sequestro dei globuli bianchi è reversibile alla sospensione del trattamento farmacologico.

I vantaggi dell'uso della riabilitazione equestre nei malati di sclerosi multipla sono conosciuti ed utilizzati da tempo, ma un recente studio condotto dal gruppo del Professor Bronson,  dell'Università di Otago in Nuova Zelanda, ha voluto approfondire questo argomento cercandone la validazione scientifica e passando così in revisione tutti gli studi presenti sui databases scientifici elettronici nel luglio 2009 che riguardavano in particolare l'equilibrio ed il controllo posturale. Tra tutti questi ne sono stati selezionati tre che rispondevano ai criteri prefissati dello studio e successivamente analizzati i risultati.

Le conclusioni, pubblicate sull' European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine del settembre 2010, evidenziano che tutti e tre gli studi hanno dimostrato che l'ippoterapia ha effetto positivo sull'equilibrio in persone affette da sclerosi multipla e che tale attività migliora la loro qualità di vita. Per approfondire l'argomento consulta l'articolo sulla riabilitazione equestre .

 

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